mercoledì 25 dicembre 2013
"Coriandoli a Natale"
Nel giorno destinato agli auguri mi piace ascoltare una canzone che non so se è triste ma che a molti parrà triste. Per me è bella e basta. Il titolo è bellissimo: "Coriandoli a Natale", nella versione dei Subsonica. Buon NeuroNatale.
lunedì 23 dicembre 2013
NeuroNatale - il cartone animato
Ogni anno ci tocca. Il cartone animato di Natale intendo.
Quest’anno è l’anno di “Frozen – Il Regno di Ghiaccio”.
Non è male, anche se è di quelli con le canzoni e la prima parte è banale e ti viene l’ansia che anche il resto sia così prevedibile. Invece no.
Ci sono due sorelline che si vogliono benissimo, ma la grande ha uno strano potere, trasforma ciò che tocca in ghiaccio. Così, mentre giocano, la piccola si fa male e per evitare problemi i genitori le separano e le due non si incontrano più fino a quando la maggiore viene incoronata regina. E qui la storia si fa interessante. La novella regina, infatti, incapace di gestire il proprio potere al punto da trasformare il regno in un regno di ghiaccio perenne, decide di andarsene. Sola, in cima a una montagna, si “libera”, si costruisce uno straordinario castello di ghiaccio, e diventa stupenda. Ma la sorella minore la cerca, facendosi accompagnare da un simpatico venditore di ghiaccio e dalla sua renna. Inizia così l’avventura e la sorellina si sveglia, diventa coraggiosa e simpatica, per fortuna. Si ride di gusto quando, ad esempio, tenta la scalata alla cima della montagna e chiede al suo compagno: “Ti prego, dimmi che sono quasi arrivata”, e invece è solo a pochi centimetri dal suolo, arrampicata in modo improbabile sulla parete verticale di roccia. Si ride anche quando risponde con sicumera “sono nata pronta” al giovanotto che le lancia una corda per gettarsi nel vuoto… Comunque, a un certo punto, le due si incontrano e per sbaglio la regina colpisce al cuore la sorella. Il venditore di ghiaccio la porta in fin di vita dal grande capo dei troll - che già l’aveva salvata quando si era fatta male da piccola – che gli rivela che solo un atto di vero amore potrà salvarla. Il giovane pensa subito al neofidanzato che, però, nel frattempo è andato a cercarla e ha catturato e imprigionato la regina. A questo punto si scopre che il principe-fidanzato dai capelli rossi - nel quale avevo tanto sperato - in realtà è cattivissimo e… insomma la storia va avanti in modo originale, e ha un finale per nulla ovvio: pensavo che a salvare la giovane sorella dal cuore ghiacciato sarebbe stato un giovanotto aitante e aspettavo di capire chi tra i protagonisti sarebbe stato, e invece, colpo di scena, alla fine sarà l’abbraccio tra sorelle a evitare la catastrofe e a salvare il futuro del regno. Cosa buona e giusta. Commovente.
Non è male, anche se è di quelli con le canzoni e la prima parte è banale e ti viene l’ansia che anche il resto sia così prevedibile. Invece no.
Ci sono due sorelline che si vogliono benissimo, ma la grande ha uno strano potere, trasforma ciò che tocca in ghiaccio. Così, mentre giocano, la piccola si fa male e per evitare problemi i genitori le separano e le due non si incontrano più fino a quando la maggiore viene incoronata regina. E qui la storia si fa interessante. La novella regina, infatti, incapace di gestire il proprio potere al punto da trasformare il regno in un regno di ghiaccio perenne, decide di andarsene. Sola, in cima a una montagna, si “libera”, si costruisce uno straordinario castello di ghiaccio, e diventa stupenda. Ma la sorella minore la cerca, facendosi accompagnare da un simpatico venditore di ghiaccio e dalla sua renna. Inizia così l’avventura e la sorellina si sveglia, diventa coraggiosa e simpatica, per fortuna. Si ride di gusto quando, ad esempio, tenta la scalata alla cima della montagna e chiede al suo compagno: “Ti prego, dimmi che sono quasi arrivata”, e invece è solo a pochi centimetri dal suolo, arrampicata in modo improbabile sulla parete verticale di roccia. Si ride anche quando risponde con sicumera “sono nata pronta” al giovanotto che le lancia una corda per gettarsi nel vuoto… Comunque, a un certo punto, le due si incontrano e per sbaglio la regina colpisce al cuore la sorella. Il venditore di ghiaccio la porta in fin di vita dal grande capo dei troll - che già l’aveva salvata quando si era fatta male da piccola – che gli rivela che solo un atto di vero amore potrà salvarla. Il giovane pensa subito al neofidanzato che, però, nel frattempo è andato a cercarla e ha catturato e imprigionato la regina. A questo punto si scopre che il principe-fidanzato dai capelli rossi - nel quale avevo tanto sperato - in realtà è cattivissimo e… insomma la storia va avanti in modo originale, e ha un finale per nulla ovvio: pensavo che a salvare la giovane sorella dal cuore ghiacciato sarebbe stato un giovanotto aitante e aspettavo di capire chi tra i protagonisti sarebbe stato, e invece, colpo di scena, alla fine sarà l’abbraccio tra sorelle a evitare la catastrofe e a salvare il futuro del regno. Cosa buona e giusta. Commovente.
giovedì 19 dicembre 2013
NeuroNatale – ci credono, non ci credono o fanno finta di crederci?
Pomeriggio.
Suonano alla porta. È
la Signora M, gentile vicina, con due calze della Befana piene zeppe.
“Sono per voi, bambini. Uguali così non litigate. Mettetele sotto l’albero e, mi raccomando, aspettate Natale per aprirle. Che belli che siete, che bravi che siete” e stampa loro in fronte un bacio che schiocca. I piccoli sorridono.
Ringraziamo, ci scambiamo gli auguri e la Signora M, gentile vicina, torna nella sua tana.
Passano pochi minuti e la femmina diabolica chiede:”Mamma, queste calze le ha portate la Befana o Babbo Natale?”
“Tesoro, le ha appena portate la Signora M, che vi vuole bene come a dei nipotini”
“No, no. Le ha portate la Befana o Babbo Natale?”
“Ma, piccola, cosa dici?”
“Mamma, dico che voglio sapere se le ha portate la Befana o Babbo Natale. Hai capito? Rispondimi.”
“La Befana, tesoro, la Befana…” e anche per quest’anno lo psicodramma è rimandato. Cribbio.
“Sono per voi, bambini. Uguali così non litigate. Mettetele sotto l’albero e, mi raccomando, aspettate Natale per aprirle. Che belli che siete, che bravi che siete” e stampa loro in fronte un bacio che schiocca. I piccoli sorridono.
Ringraziamo, ci scambiamo gli auguri e la Signora M, gentile vicina, torna nella sua tana.
Passano pochi minuti e la femmina diabolica chiede:”Mamma, queste calze le ha portate la Befana o Babbo Natale?”
“Tesoro, le ha appena portate la Signora M, che vi vuole bene come a dei nipotini”
“No, no. Le ha portate la Befana o Babbo Natale?”
“Ma, piccola, cosa dici?”
“Mamma, dico che voglio sapere se le ha portate la Befana o Babbo Natale. Hai capito? Rispondimi.”
“La Befana, tesoro, la Befana…” e anche per quest’anno lo psicodramma è rimandato. Cribbio.
martedì 17 dicembre 2013
Dolceamara verità
“A cosa serve un marito quando c’è
un buon libro!” ha esclamato lui quando lei è andata a letto lasciandolo solo a
guardare la tv.
lunedì 16 dicembre 2013
NeuroNatale - il calendario dell'Avvento parlante (parte seconda)
“Eccomi, fatina. Scusa il
ritardo, ma non hai idea del traffico che ho trovato sulla bananina.”
“Oh, Babbo, era ora. Meno male
che nel frattempo l’allegra compagnia prigioniera del calendario dell’Avvento
si è allargata: adesso qui con me ci sono due volpine, un gufo, un pavone, un
cerbiatto, una libellula e una fatina nana con la lanterna… sai che palle!”
“FATINA! non ti permetto di
parlare così. La tua volgarità rovina la magia dell’attesa del Natale, calmati,
ho nella slitta ciò che mi hai chiesto.”
“Oh, Babbo Baby, sei un grande.
Dai, vediamo, vediamo, intanto mi accendo una siga così mi rilasso. Fumi,
Babbo?”
“No, cribbio, ho smesso, da quando mi
hanno diagnosticato un enfisema polmonare ho smesso. Ma guarda qui chi
ti ho portato!”
“Ma, Babbo, sei pazzo, è un
tappo! Per chi mi hai presa?”
“Calma, calma. Lo immaginavo.
Playmobil-folletto è innamorato di te e ha voluto provarci, sai è tanto caro,
ha lavorato sodo tutto l’anno… Ma nella slitta ho una valida alternativa, non
ti preoccupare. Vi conosco voi donne, siete tutte uguali, anche Mamma Natale mi
ha detto che… niente, insomma, sono sicuro che lui ti piacerà.”
“Babbo, non ho parole, solo
lacrime agli occhi e tremore al basso ventre. Playmobil-scarface! che sorpresa.
Mamma mia, mi sembra Corona, lo adoro, grazie. Adesso scusami ma ho fretta.
Vieni, stallone, andiamo. Voi, amici del bosco incantato dei miei stivali, aspettatemi
qui che tra un’ora torno. Non fate casino. Bella Ciao.”
venerdì 13 dicembre 2013
“Non ti preoccupare, non c’è niente che riguarda l’arte che uno non possa capire”
Il titolo è di Andy Warhol. Rassicurante.
Qualche sera fa ho visitato la mostra "Warhol": 150 opere
del fondatore della pop art appartenenti alla collezione dell'amico Peter Brant.
Non che nutrissi dubbi in proposito, ma la mostra mi è piaciuta fin da subito. All’ingresso ho letto i primi pannelli informativi
in compagnia della voce di Lou Reed e della musica dei Velvet Underground. E già ero contenta. Quando poi sono
entrata nella prima sala, è stata una gioia per gli occhi: non riuscivo a
decidere dove fermare lo sguardo tanto erano belle le opere esposte. In
particolare mi hanno colpito i disegni di scarpe ricoperti da una sottile
lamina d’oro. Originali, super chic, di grande gusto. Warhol è stato il guru dell’illustrazione.
Girando per le sale e ammirando capolavori come
“Shot Blue Light Marilyn” o “L’Ultima Cena di Leonardo”, riflettevo su quanto e
su come Warhol sia stato capace di osservare e di amare la realtà che lo
circondava. Lo faceva con intelligenza, con curiosità, con leggerezza e con un
grandissimo senso estetico. Warhol ha saputo trasformare questa realtà in arte. Tutto può diventare arte, è arte anche una
confezione di zuppa o una bottiglia di Coca. Per questo la sua è arte democratica,
pop(ular), bella da guardare, facile da capire, mai banale.
Adesso pubblico il primo video di questo bloggettino. Dietro
la cinepresa ci sta lui, Andy; davanti c’è Nico, magnifica icona di stile e
trasgressione; di sottofondo la voce di Nico e la musica dei Velvet
Underground. Scappo, e me ne vado a New York. Ciao.
martedì 10 dicembre 2013
Un calcio in bocca fa miracoli
Adoro gli sbruffoni.
'Sono un vecchiaccio.
Dovrei dire che sono una persona anziana, come mi hanno insegnato i miei genitori per i quali chiunque, anche un infanticida antropofago, arrivato a una certa età meritava rispetto.
La verità, però, è che sono un vecchiaccio.
Mi lavo poco, mi rado una volta alla settimana e giro per il quartiere indossando un cappotto che, dopo la mia prostata, è la cosa più malridotta che mi porto dietro.
........
Mangio porcherie di tutti i generi, fumo molto, scoreggio in ascensore. Scaracchio per strada, ma solo quando qualcuno mi guarda.'
Ecco la mia idea di uomo divertente..raro, caro Babbo Natale, ben più raro di un toy boy...ma si sa...io non sono come la fatina del calendario dell'Avvento.
Per la cronaca la citazione è da 'Un calcio in bocca fa miracoli' di Marco Presta.
'Sono un vecchiaccio.
Dovrei dire che sono una persona anziana, come mi hanno insegnato i miei genitori per i quali chiunque, anche un infanticida antropofago, arrivato a una certa età meritava rispetto.
La verità, però, è che sono un vecchiaccio.
Mi lavo poco, mi rado una volta alla settimana e giro per il quartiere indossando un cappotto che, dopo la mia prostata, è la cosa più malridotta che mi porto dietro.
........
Mangio porcherie di tutti i generi, fumo molto, scoreggio in ascensore. Scaracchio per strada, ma solo quando qualcuno mi guarda.'
Ecco la mia idea di uomo divertente..raro, caro Babbo Natale, ben più raro di un toy boy...ma si sa...io non sono come la fatina del calendario dell'Avvento.
Per la cronaca la citazione è da 'Un calcio in bocca fa miracoli' di Marco Presta.
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