martedì 18 febbraio 2014

Mentre aspetto Sanremo...



Io sono uno
che parla troppo poco, questo è vero
ma nel mondo c’è già tanta gente
che parla, parla, parla sempre
che pretende di farsi sentire
e non ha niente da dire.
Io sono uno
che sorride di rado, questo è vero
ma in giro ce ne sono già tanti
che ridono e sorridono sempre
però poi non ti dicono mai
cosa pensano dentro.
Io sono uno
che non dice chi è la sua donna, questo è vero
perché non ammiro la gente
che prima implora un po’ d’amore
e poi non appena l’ha avuto
lo va a raccontare.
Io sono uno
che non nasconde le sue idee, questo è vero
perché non mi piacciono quelli
che vogliono andar d’accordo con tutti
e che cambiano ogni volta bandiera
per tirare a campare.

lunedì 17 febbraio 2014

Un padre modello

Il papà mette a letto il primogenito e gli dà un bacio in fronte.
“Buonanotte, piccolo mio.”
“Buonanotte, papà. Mi dici cosa devo sognare?”
“Fammi pensare… Sogna che il papà guadagna un sacco di soldi e ci compriamo una barca a vela bellissima, ci imbarchiamo tutti e quattro e facciamo il giro del mondo. Poi tu diventi uno skipper bravissimo e passi il resto della vita per mare.”
“Che bello, papà. Va bene, buonanotte.”
“E io papà, e io cosa devo sognare, papà? io cosa devo sognare? cosa devo sognare, eh?” chiede insistente la femmina diabolica.
“Tu, cara, sogna pure di fare il mozzo al servizio dello skipper.”
"Papà, tu non sai avere figli."




venerdì 14 febbraio 2014

Ricomincio da qui?

Me ne accorgo così
Da un sospiro a colazione
Non mi piace sia tu
Il centro di me
Niente mi porterò
Solo vento tra le mani
Più leggera sarò
Sospesa
Sorriderò prima di andare
Basterà un soffio e sparirò
Forse sarà pericoloso
Forse sarà la libertà
Mi guarderai e vedrai una
Eppure non sarò sola
Una novità sarà
E mi porterà
A non fermarmi mai
Non voltarmi mai
Non pentirmi mai
Solo il cielo avrò sopra di me
Solo il cielo avrò sopra di me

Ricomincio da qui
Da un’effimera illusione
Mi risveglio e ci sei
Ancora tu
Qui


giovedì 13 febbraio 2014

Zelda/Francis

Questa è la storia di una coppia bella e dannata.


Da poco è finita la prima guerra mondiale, Zelda Sayre e Francis Scott Fitzgerald sono giovani, si piacciono e nel 1920 si sposano. Lui scrive da dio e sta diventando famoso. Lei è molto bella e molto ambiziosa.
Zelda e Francis sono una coppia alla moda. Insieme non sbagliano un colpo, sempre al posto giusto nel momento giusto. Diventano presto icone di uno stile di vita trasgressivo, fuori dagli schemi che la banalità del vivere “normale” vorrebbe imporre soprattutto ai giovani, uno stile di vita che scandalizza gli anziani. Siamo nel pieno dell’esaltante Età del jazz. La guerra è finita, basta pensieri, i giovani vogliono vivere, con frenesia, spingendosi al limite, il piede perennemente schiacciato sull’acceleratore.
Zelda e Francis non rispettano regole né convenzioni. Non hanno paura di esporsi, anzi. La loro vita, bella o brutta che sia, la mettono in vetrina, non si contengono, cercano l’eccesso. Per questo i conservatori e i benpensanti li considerano dei superficiali. Ma la loro è una superficialità apparente. Perché dietro alla smania di vivere si cela in realtà il disagio di vivere. Si cela una solitudine esistenziale profonda. Zelda e Francis sono soli, perché soli si è. 


Vivere con Zelda non è facile. Zelda è una ragazza impegnativa: è emancipata, non vuole responsabilità, vuole divertirsi e pensare a se stessa. È anticonformista, sofisticata, sensuale, assolutamente non romantica, decisamente non materna con la piccola Scottie, nata dopo due anni di matrimonio. È una che si annoia facilmente, che mette il broncio. Si mette in testa di voler fare la ballerina, ma non ha talento. Cerca di dipingere, di scrivere, ma è inquieta e inizia a cedere. Impegnativo farle da marito. Sicuramente impegnativo. Francis e Zelda iniziano a bere.
Nonostante tutto Zelda è il sale nella vita di Francis: Zelda lo ispira, è la “materia” che lo scrittore plasma e trasforma nelle straordinarie storie che leggiamo nei suoi romanzi e nei suoi racconti. Ma è sempre la stessa Zelda che lo conduce alla deriva, facendolo precipitare nell’alcolismo e nella disperazione. Francis diventa vittima, di se stesso innanzitutto e poi di Zelda.
Viaggiano, sperperano denaro, danno feste faraoniche, non rinunciano a niente, si tradiscono, si mollano, si riprendono, bevono un sacco e si rovinano. Zelda si ammala, dà segni di squilibrio nervoso.
Cercano ostinatamente di rimanere insieme, ma non stanno bene, si fanno del male. Non vogliono mollare, ma non ce la fanno, lei viene ricoverata in ospedale e lui si mette con un’altra. Francis si riprende economicamente ma non riesce a uscire dal tunnel dell’alcol.

La storia finisce tragicamente: nel 1948 Zelda muore a 47 anni, bruciata viva nell’incendio dell’ospedale psichiatrico dove era ricoverata per schizofrenia. Francis era morto d’infarto otto anni prima a Hollywood. Non si vedevano da più di un anno.
Sono sepolti insieme, e sulla loro lapide è incisa la frase con cui si conclude “Il Grande Gatsby”: “Così arranchiamo avanti, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
Su questa coppia così affascinante ho letto tanto, ma forse il testo che meglio mi ha trasmesso la complessità e la difficoltà del loro rapporto è l'ultimo che mi è capitato tra le mani per caso in biblioteca: il graphic novel "SuperZelda - La vita disegnata di Zelda Fitzgerald".





mercoledì 12 febbraio 2014

12 febbraio

"La mattina del 12 febbraio 1946, sulla sedia a sdraio del ponte, una carta geografica sulle ginocchia, dice a sua moglie, guardando la superficie dell'oceano:
"Ho sbagliato tutto".
(G. Pontiggia, "Vite di uomini non illustri")

martedì 11 febbraio 2014

(Para)Noia esistenziale

L’altra sera hanno visto “Lost in Translation”, il film di Sofia Coppola. E adesso, quando lui le telefona – di rado, per fortuna, molto di rado -  lei non riesce a non pensare alla scena in cui Bob, solo nella vasca da bagno, parla al telefono con la moglie che è lontana. Lontana in ogni senso.
Vedere “Lost in Translation” non le ha fatto bene. L’ha trovato un film snob, raffinato al limite del patinato, e prevedibile nell’analisi del rapporto di coppia. Anche se - deve ammetterlo - il pensiero che Bob e Charlotte non facciano sesso perché non è di quello che hanno bisogno l’ha intrigata. Così pure la colonna sonora che è una gran bella colonna sonora e Tokyo che è una città glaciale e alienante ma affascinante e conturbante allo stesso tempo.
Probabilmente, anzi sicuramente, lei l’ha guardato da arrabbiata. Si è quindi proposta di rivedere “Lost in Translation” tra una settimana, quando magari si saranno rimessi in sesto, e quando la sua sindrome premestruale sarà svanita.

lunedì 10 febbraio 2014

Futuro luminoso

“Allora, mamma, ho definito meglio quello che voglio fare da grande: farò l’esploratrice che va in giro per il mondo a osservare come si comportano gli animali. E per guadagnare scatterò fotografie, scriverò articoli e girerò documentari. La mia amica G mi farà da assistente.”
La mamma laureata sottoccupata momentaneamente casalinga disorientata ha un fremito nella pancia e pensa: “ Wow, una zoologa esploratrice fotografa giornalista in famiglia, e pure con assistente. Avanti tutta, benedetta bambina mia, avanti tutta.”