martedì 9 dicembre 2014

Nella prossima vita

Nella prossima vita scriverò un romanzo.
Si intitolerà “Le malmaritate”.
In copertina ci sarà questa immagine:


Oppure questa, devo ancora decidere:


Sarà un romanzo di duecento pagine.
Non ci saranno descrizioni, né sesso.
Nei ringraziamenti ringrazierò Alberto Moravia, Jonathan Franzen, Alice Munro e mia suocera.
La critica lo stroncherà.
Diventerà una serie tv di successo.
Io sarò contenta.
E ricca.
Prima.
Dopo inizierò a bere.
Nella prossima vita.

sabato 6 dicembre 2014

"Natale Inquietante"

"C'era una volta una bambina di nome Anna. La vigilia di Natale andò a fare compere. Dopo un po' che era via, Anna scoprì di essersi persa e allora chiese a una signora: - Mi scusi, sa dove si trova via XXXXX *?
La signora rispose: - Oh, cara, ti sei persa? Ti aiuto io a ritrovare la strada di casa!
Quando, un'ora dopo, la mamma di Anna andò a cercare sua figlia trovò solo il suo piede."
(S Nesbø, "Natale Inquietante")

* non posso scrivere il vero nome della via (nota dell'Autrice)


giovedì 4 dicembre 2014

Perché le persone non vanno fino in fondo nelle cose?

“Perché le persone non andavano fino in fondo nelle cose? In quel momento pensò che solo Angel era capace di concludere un compito iniziato: uccidere qualcuno era un modo di andare fino in fondo. E lì, all’improvviso, percepì la forza dell’assassino, la sua determinazione, la sua caparbietà. Pablo aveva fiducia: se Angel gli aveva giurato che non lo avrebbe mai abbandonato, allora avrebbe mantenuto la promessa. E forse sarebbe anche riuscito a compragli la pecora.” (Anne-Laure Bondoux, “Le lacrime dell’assassino”)


martedì 2 dicembre 2014

David Bowie is

Nella mia testa, nelle mie orecchie e nella mia vita David Bowie c’è sempre stato. 


All’inizio c’era Ziggy Stardust.



Me lo ricordo perfettamente, anche se C non ci crede. Erano i primi anni Settanta. Ero piccola. Forse fu mio zio che me lo fece ascoltare o vedere alla tele, di domenica, quando veniva da noi. Forse lo vidi per caso. Ciò che è certo è che i miei genitori non lo conoscevano.
A me piaceva Ziggy Stardust. In modo strano, ma mi piaceva. Mi faceva anche paura: non capivo se era un maschio o una femmina, con quei capelli arancioni uguali a quelli di mio figlio solo che mio figlio non se li tinge, il trucco coloratissimo, il viso glabro e pallido, il corpo magrissimo, i vestiti assurdi, gli occhi strani, i denti aguzzi. Ziggy, l’alieno, mi faceva vibrare la pancia di repulsione e attrazione.


Poi venne Halloween Jack e "Rebel Rebel", e questa sono sicura che me la fece ascoltare mio zio perché la suona ancora.


Poi ci fu il film di fantascienza “L’uomo che cadde sulla Terra”.
Non so con chi lo vidi, sicuramente fu per caso, e mi colpì, lasciandomi in uno stato d’ansia forte.


Dopo qualche anno ci fu un altro film:  “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Non ricordo se lo vidi a casa o a scuola – erano gli inizi degli anni Ottanta e facevo le medie - ma ricordo lo shock e la scena del concerto e Bowie che canta “Heroes”.


Poi sono arrivate “Absolute beginners”, “China Girl”, “Blue Jean”, “Under Pressure”, “Let’s Dance”, “Ashes to ashes”, "This is not America" e tutte le altre … facevo il liceo, la paninara e non mi piacevo.


Poi ci fu il concerto (a Mantova? A Reggio Emilia? A Bologna? non ricordo…) che mannaggia terminò a trequarti d’ora dall’inizio perché Bowie aveva la laringite, ma “Heroes” riuscì a farla lo stesso e io piangevo da sola su una collinetta, lontanissima dal palco.

Poi ci sono questi ultimi anni e tutte le volte che con C traduciamo ai bambini “Space Oddity” e immaginiamo cosa succede a Major Tom dopo che dice a sua moglie che la ama tanto, e loro ascoltano zitti.

E infine c’è l’altro giorno. Quando sono andata al cinema a vedermi il documentario di Hamish Hamilton  sulla mostra evento "David Bowie is" (organizzata dall’Albert and Victoria Museum di Londra, sta girando il mondo, purtroppo non prevede tappe italiane, ma nel 2015 sarà a Parigi e magari ci faccio un salto).


David Bowie is. David Bowie é. Così, senza puntini di sospensione, senza punto interrogativo e quindi senza risposta perché risposta non può esserci.
Bowie è un mare di cose contemporaneamente: è un cantante e musicista (alla mostra sono esposti i testi delle sue canzoni scritti a mano con bella calligrafia tonda, molto femminile); è un artista che dipinge e disegna in modo sorprendente (belli i bozzetti e lo storyboard del film che Bowie avrebbe voluto trarre dall’album “Diamond Dogs”); è un attore versatile; è un tipo alla moda che ama la moda; è bello; è brutto; è estremo; è libero; è creativo; è coraggioso; è sposato da anni con la stessa donna; è gay, è bisessuale, è etero; è un individualista radicale; è riservato; è colto; è depresso; è snob; è sorprendente; è elegante; è un bluff; è un genio… 


PS: nel documentario c’è un filmato di repertorio con Bowie che racconta del software che ideò per superare le crisi creative. Bowie in crisi creativa? Suona male, è vero, ma, quando andava in crisi, lui faceva così: inseriva nel computer tutte le frasi che gli venivano in mente, poi la macchina le scomponeva e le rimetteva insieme casualmente. Le nuove frasi che si formavano gli sollecitavano la creatività senza bisogno di drogarsi. Mi piace.

lunedì 1 dicembre 2014

Il bello della vita secondo me (21)

Mia figlia alla mattina.
Si sveglia, si alza dal letto, si mette in verticale contro il muro, e poi fa colazione.
Il bello della vita secondo me.