lunedì 25 luglio 2016

Voci della verità (17)

In macchina, in coda sulla Provinciale, un torrido pomeriggio di luglio.
“Guardate, c’è un negozio con l’insegna “Sex Shop”. Cosa si vende in un “Sex Shop”, mamma?”, mi chiede S. incuriosita.
“Mah, non saprei”, rispondo un po’ troppo imbarazzata. “Sicuramente qualcosa che ha a che fare col sesso, magari della biancheria intima particolarmente sensuale.”
“Come dei tanga!!!”, esclama dall’altezza dei suoi quasi tredici anni F.
“Ah. Però, scusate, se il sesso si fa nudi, non capisco a cosa servano delle mutande!?”, incalza contrariata la femmina diabolica.
“Magari ad aumentare il desiderio!?”, ribatto cercando di spiegarle l’inspiegabile.
“Ah. Hai ragione. Ho capito. Ma allora questo negozio dovrebbe chiamarsi “Pre-Sex Shop”.


sabato 23 luglio 2016

Qualcosa di terribile

Qualcosa di terribile stava succedendo nel mondo, e loro quasi non se ne accorgevano.


giovedì 21 luglio 2016

Peltro

Il servizio di posate che credevo d’argento in realtà era di peltro.
“Mi dispiace, vale pochissimo. È peltro. Mi pare molto più interessante la cassa di legno in cui è contenuto”, mi disse, dopo averlo attentamente esaminato, l’antiquaria a cui avrei voluto venderlo.
Quel servizio di posate era un dono di mio padre. Roba inutile, avevo pensato quando me lo regalò. Avevo vent’anni, vivevo in un bilocale in periferia e di tutte quelle posate non sapevo cosa farmene, dei coltelli per il pesce soprattutto. Ma mi ero convinta avessero un valore. Così le conservai per anni, chiuse in un armadio, ordinatamente sistemate in base a una destinazione d’uso a me sconosciuta, legate tra loro da sottili nastrini di raso viola. Ogni tanto le controllavo ed erano sempre al loro posto. Precise e ordinate. Le portai con me quando mi sposai, e mi seguirono anche nella casa nuova.
Poi mio padre morì e non mi lasciò nulla. Dopo qualche mese, confusa e amareggiata, pensai di sbarazzarmene. Decisi di vendere il servizio di posate e di dividere il ricavato con mia sorella. Ma ciò che ottenni fu solo un misero scambio: le mie inutili posate di peltro in cambio di un candelabro, di una vecchia stampa a tema religioso e di qualche spicciolo. Certamente non ci guadagnai.


lunedì 18 luglio 2016

Ecco come andarono le cose tra loro

“Ecco come andarono le cose tra loro, per diciotto anni. In segreto, Iris temeva che venisse il momento in cui Edward avrebbe voluto qualcosa di più di semplici parole e odori; in cui avrebbe voluto guardare l’altro uomo a letto con lei o (Dio non voglia) avrebbe cercato di entrare nel letto con loro. Ma questo non accadde mai. Invecchiarono, e gli episodi divennero meno frequenti. A parte questi, dovete sapere, la loro vita era abbastanza calma. Avevano la scrittura dei romanzi a tenerli impegnati, e un fox terrier a pelo ruvido per divertirli, e quella socievolezza, quella facilità di capirsi, che è il grande vantaggio del matrimonio. Nei periodi di bonaccia, Iris pensava alle altre coppie che conosceva. Tutte avevano dei segreti: il bere, il gioco d’azzardo, i problemi di denaro. Ascoltava le loro storie e pensava: “I nostri problemi non sono peggiori di quelli di chiunque altro”. Poi Edward mandava un uomo nel suo letto, e lei pensava: “Sto mentendo a me stessa. I nostri sono peggio”. (David Leavitt, “I due Hotel Francfort”)

(opera di Ed Templeton)

venerdì 1 luglio 2016

Il bello della vita secondo me (58)

Nell’ora dell’aperitivo, quando la luce dell’estate è perfetta, tre signore arrivano puntuali e sorridenti sul campo da tennis. In una mano la racchetta, nell’altra la borsetta. Due chiacchiere e poi inizia la lezione.
Esercitano il diritto e poi il rovescio a due mani; corrono incontro a ogni palla senza risparmiarsi; ridono; si prendono in giro; ce la mettono tutta; sudano tantissimo; hanno il fiatone; si accasciano a terra; urlano; mancano la palla; steccano; tirano in rete; bevono; tirano il fiato; si stancano tantissimo; raccolgono le palline e le mettono nel cesto; brontolano quando il maestro gli fa cambiare l’impugnatura del diritto “perché, signore, il tennis negli ultimi trent’anni si è evoluto”, ma poi lo fanno, cambiano l’impugnatura ed entusiaste ammirano la nuova efficacia dei propri colpi; giocano per vincere un minitorneo a tre che occupa gli ultimi dieci minuti della lezione. Poi l’ora finisce, battono il cinque al maestro, lo pagano, si asciugano il sudore, si scambiano due chiacchiere, si salutano e tornano a casa contente. In una mano la racchetta, nell’altra la borsetta.
Il bello della vita secondo me.