Ne subisco il fascino in modo patologico. E pensare che quando ho avuto davvero l’occasione di parlarci – camminavo al suo fianco lungo un sentiero di montagna affacciato sulle Odle! – sono rimasta muta come un pesce… Vabbè, nel mio sogno a occhi aperti, a cena ci uscirei e ci parlerei e lo ascolterei e gli domanderei: ma cosa si prova a stare soli lassù nel silenzio? è vero che è come una droga e non si riesce a smettere? e le notti come passano? e quando arrivi in cima e inizi a scendere cosa succede? e, senti Reinhold, mi porti sulla Grigna? ma è vero che giù ti aspettava la tua compagna? lo sai che ho visitato i tuoi musei e sono geniali? e come vivi l’età che cambia e avanza? è vero che non sai nuotare? e dimmi un po’ che fine ha fatto Cesare Maestri? E via così fino alle tre del mattino.
Se Reinhold mi desse buca? Nessun problema, ho pronta
l’alternativa: uscirei con Linus, per divertirmi e riuscire a smentire
l’opinione che sia uno snob. E gli chiederei di correre
insieme domani. Piano, però. Come corro io. Piano.
