lunedì 30 maggio 2016

L’odore di casa

Alla signorina Emme piaceva l’odore delle case.
La prima cosa che faceva quando entrava in una casa era respirare intensamente e definire l’odore che sentiva. Dall’odore di una casa si potevano capire tante cose di chi la abitava… Odore di detersivo, di libri, di cane, di bambini piccoli, di gatto, di polvere, di bucato, di vecchio, di nuovo, di chiuso, di legno, di umido, di bambole, di deodorante per ambienti, di pulito, di Lego.
Le sue preferite erano le case che profumavano di cibo, e quelle che sapevano di biscotto o di zucchero o di risotto erano in cima alla classifica. Le case che, invece, non sopportava erano quelle con tutte lo stesso odore. Generalmente quelle tutte uguali della gente ricca.
E casa sua? Che odore aveva la casa della signorina Emme? Non lo sapeva. Non lo sentiva l’odore di casa sua.

(opera di David Hockney)

giovedì 26 maggio 2016

I vantaggi della disoccupazione (2)

Rimandare a domani ciò che non voglio fare oggi.
I vantaggi della disoccupazione.

(disegno di Franco Matticchio)

mercoledì 25 maggio 2016

Posso fare una pipì veloce?

"La stazione degli autobus di Oakland distava due chilometri e mezzo dall'appartamento della sua amica Samantha. Quando Pip la raggiunse, con lo zaino in spalla e una valigetta portapattini prestatele da Samantha con dentro la torta vegana alle more che aveva passato la mattina a preparare, le scappava la pipì. Ma la porta del bagno era bloccata da una ragazza della sua età con le treccine afro, una tossica e/o prostituta e/o squilibrata che scosse la testa con enfasi quando Pip cercò di oltrepassarla.
- Posso fare una pipì veloce?
- Ti tocca aspettare.
- Ma tipo, per quanto?
- Per il tempo che ci vuole.
- Che ci vuole per cosa? Non guardo niente. Voglio solo pisciare.
- Cos'hai nella valigetta? - chiese la ragazza. - I pattini?
Pip salì sull'autobus per Santa Cruz con la vescica piena." (J. Franzen, "Purity")

(opera di Ed Templeton)

martedì 24 maggio 2016

La pazza gioia

L’altra sera sono andata al cinema a vedere “La pazza gioia” di Paolo Virzì preoccupata. Temevo un film troppo delicato, troppo buono, troppo sentimentale. E, in effetti, “La pazza gioia” è un film delicato, buono e sentimentale, ma senza il “troppo” davanti a ogni aggettivo.


Racconta l’incontro di due donne a Villa Biondi, uno splendido casolare immerso nella campagna toscana che ospita un centro di recupero per donne malate di mente che hanno avuto problemi con la giustizia: Beatrice, che è ricca, snob, solare, lievemente abbronzata, coi capelli color miele, intelligente e viziata, e Donatella, che è magrissima, povera, taciturna, pallida, mora, ombrosa, tatuata e con un tic agli occhi.
Un giorno alcune ospiti di Villa Biondi escono accompagnate dai loro assistenti. Alla prima distrazione, le due si allontanano dal gruppo e si riavvicinano alla vita precedente: Beatrice vuole godersela e cerca ovunque la libertà e la felicità; Donatella vuole rivedere il figlio dato in adozione anni prima dopo un tentativo di suicidio. Nel loro viaggio/fuga fuori controllo incontreranno “on the road” le proprie madri assenti, dure, arrabbiate, confuse e cattive, e i propri uomini (padri, ex mariti, ex amanti) assenti, duri, arrabbiati, confusi e cattivi.

“La pazza gioia” mi è piaciuto per dieci (personalissimi) motivi:
1. perché è luminoso e colorato
2. perché le due attrici protagoniste (Micaela Ramazzotti nel ruolo di Donatella e Valeria Bruni Tedeschi in quello di Beatrice) sono molto belle, molto brave, molto diverse e non fanno la gara a chi è più brava e a chi è più bella, per fortuna
3. perché Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della sagace e mai zitta Beatrice Morandini Valdirana è molto comica e mi ha fatto pensare alla cate che, se fosse pazza, sarebbe così.
4. perché è divertente
5. perché ti mette di buonumore
6. perché Virzì ha una sensibilità nei confronti delle donne rara e preziosa (ma, non voglio/devo dimenticare che co-sceneggiatrice del film è Francesca Archibugi…)
7. perché gli uomini sono pressoché assenti e quei pochi che ci sono fanno pena
8. perché racconta che nascere tristi è possibile
9. perché gli occhiali da vista di Beatrice/Valeria sono super chic e li voglio uguali
10. perché la scena in cui le due protagoniste sono sedute sul muretto del lungomare di Viareggio è ferma come un quadro di Hopper

L’ultimo film di Virzì è gradevole e te lo guardi volentieri, ma a mio parere ha due punti deboli: innanzitutto non è un film davvero moderno, ma sarebbe troppo lungo e difficile scrivere il perché (…potrei scrivere: “non è moderno perché non fa male” o “non è moderno perché non ha il coraggio di far male”, ma sarebbe chiaro il mio pensiero?), e poi mi ha fatto scendere qualche lacrimuccia e, quando io piango al cinema, significa che il film ha toccato i miei nervi scoperti di madre/donna/moglie nevrastenica, e non va bene. 

Voto: 7/8

lunedì 23 maggio 2016