giovedì 12 giugno 2014

Un marito vale una scimmia?

“Quando sarò grande andrò a vivere in Cornovaglia o in Irlanda. Mi piacciono questi posti perché hanno un non so che di selvaggio. Mi porterò: televisore, cellulare per chiamare la mamma e il papà, il mio cane, la Wii e una scimmia.”
“Una scimmia? Perché una scimmia?”
“Sì, mi porterò una scimmia e la addestrerò a giocare con la Wii così, se non troverò marito, potrò sempre giocare con lei."


lunedì 9 giugno 2014

Il bello della vita secondo me (12)

Tenere tra le braccia un bimbo che appena mi conosce.
Leggergli a bassa voce un libricino.
Rendermi conto che si sta addormentando.
Piano piano.
Serenamente.
Il bello della vita secondo me.

venerdì 6 giugno 2014

Genesi di un romanzo

“Mamma, oggi la maestra ci ha detto che compiti di italiano fare durante le vacanze per arrivare pronti all’inizio della prima media. Ci ha consigliato di esercitarci bene con la grammatica, di leggere e poi fare qualche riassunto. Ci ha detto di leggere i testi che non abbiamo letto durante l’anno sul libro “Laboratorio di scrittura”. Ma io non penso che li farò questi compiti. Perché io quest’estate voglio scrivere un libro. S’intitolerà “Il misterioso caso delle anatre assassinate”, e lo scriverò in prima persona.”


(to be continued)

mercoledì 4 giugno 2014

Lavorare (non) stanca

“Non c’era quasi nessun lavoro al mondo che attirasse Garp, né lui era qualificato per alcuno. Le sue qualifiche erano molto scarse. Sapeva scrivere, questo sì (…). Se pensava di trovarsi un lavoro era perché avvertiva il bisogno di conoscere altra gente; voleva superare la sua sfiducia nel prossimo. Un lavoro l’avrebbe se non altro costretto a entrare in contatto con qualcuno. Se non era obbligato a veder gente, lui preferiva star in casa.
Era a causa del suo scrivere, che non aveva mai preso un impiego in seria considerazione. Ora invece, per il suo scrivere, sentiva il bisogno di lavorare fuori. Non riesco più neppure a immaginare l’altra gente, si diceva. Ho esaurito la provvista. In realtà, tale provvista era stata sempre scarsa; e ormai da anni non scriveva più niente che gli piacesse. Da troppi anni.” (John Irving, “Il mondo secondo Garp”)


martedì 3 giugno 2014

Solo gli amanti sopravvivono

Ho visto un bel film. Romantico ed elegante.
“Solo gli amanti sopravvivono” di Jim Jarmusch, con Tilda Swinton nel ruolo di Eve e Tom Hiddleston in quello di Adam.


Eve e Adam sono due vampiri, e si amano. Ma vivono lontani: lei sta a Tangeri, lui a Detroit. 
Eve ogni notte cammina fluida, lunare e con gli occhiali da sole, per i vicoli di Tangeri. Raggiunge un bar e si incontra con Marlowe (John Hurt), un vecchio amico anche lui vampiro. Parlano a lungo e poi l’amico la rifornisce di sangue “buono”. All’alba Eve torna a casa. La sua è una bella casa esotica, piena di tappeti e stoffe pregiate, di libri antichi e moderni, di libri illustrati, di libri scritti in tutte le lingue del mondo. Eve ama leggere e legge velocissima, sfiorando appena con le dita le pagine. Concentrata e contenta, trascorre il tempo riempiendosi la testa e il cuore di parole e di immagini.
Intanto Adam vive nella squallida, desolante e desolata periferia di Detroit circondato dagli strumenti musicali vintage che colleziona. È inquieto, tormentato, supersensibile. L’unico contatto che ha con il mondo esterno è il ragazzo che gli procura gli strumenti e che è attratto da lui, dal suo fascino torbido e soprattutto dalla splendida musica che compone. Adam, infatti, suona, ma sempre da solo e sempre di notte, nascondendosi dallo sparuto gruppo di fan che lo ascolta dalla strada.
Per procurarsi sangue “buono” Adam si traveste da improbabile dottore con gli occhiali da sole, entra nel solito ospedale e si presenta al solito tecnico di laboratorio che, dopo il solito spavento, lo rifornisce in cambio di banconote. Eve e Adam sono, infatti, vampiri che non uccidono umani per nutrirsi.
Eve e Adam si amano da sempre e si ameranno per sempre. Sono vivi da centinaia di anni, e si sono sposati tre volte. Sono belli, misteriosi, decadenti; sono colti, profondi, gentili. Hanno conosciuto e frequentato personaggi famose, vampiri e non. Adam è stato amico di Shelley, il poeta romantico. Ma Adam e Eve adesso si annoiano perché il mondo attuale li annoia, il mondo attuale non fa per loro, e gli umani sono zombie, morti viventi che non hanno più nulla da dire, più nulla da fare, più nulla da rispettare.  
Adam è in crisi esistenziale da sempre, ma oggi più di ieri, e pensa di farla finita. Lei intuisce per telefono che qualcosa non va e prende veloce un aereo, viaggia di notte e lo raggiunge.
A Detroit si incontrano e si amano. Stanno bene insieme, anche in silenzio. Dormono di giorno, mentre di notte fanno l’amore e poi girano in macchina per le strade deserte e affascinanti della città. Sono eleganti, raffinati, romantici, alti e magri. Bevono sangue in deliziosi bicchierini di cristallo che assomigliano a quelli da liquore che ho ereditato da mia nonna. Oppure si preparano dei rinfrescanti ghiaccioli al sapore di sangue. E il sangue fa loro l’effetto della droga pesante: bevono, fanno vedere i canini aguzzi, chiudono gli occhi e partono per il loro viaggio.
Ad un certo punto, però, arriva Ava, la sorella minore di Eve, e succede che… Allora Adam ed Eve sistemano le cose, ma sono costretti ad andarsene da Detroit il più velocemente possibile e, quindi, tornano a Tangeri. Qui scoprono che Marlowe sta morendo perché si è nutrito di sangue infetto, quindi… Poi in un locale sentono cantare una sensuale e misteriosa ragazza marocchina… Ma non ce la fanno più, sono sempre più deboli e per sopravvivere devono… Insomma, solo chi ama resta vivo.

“Solo gli amanti sopravvivono” è un film da vedere, e non solo per colmare le parti che non ho raccontato in questo post... È da vedere perché la musica è stupenda; perché Eve è bella e algida e vorrei esserle amica; perché Tilda Swinton è una cinquantenne e non si direbbe; perché Adam è uno di quelli che ti potrebbe mettere incinta solo con lo sguardo; perché la trama è lieve e originale, nonostante il tema dei vampiri che - ammettiamolo - rischia di mandarci in overdose. Il mio voto? Un dieci secco.

lunedì 2 giugno 2014

Fiori e miniature

Un caldo pomeriggio d’estate, al mare in Turchia, un amico di mio padre che di mestiere fa il pittore mi fece vedere i suoi ultimi lavori. Tutti, o quasi, avevano come soggetto fiori. L’amico di mio padre mi disse: “Non dirlo a nessuno: quando sono a corto di idee, dipingo fiori. Quando il pittore è a corto di idee, dipinge fiori. Però non si dice. Non si dice che se si dipingono fiori si è a corto di idee”. Bevevamo raki, mangiavamo ceci salati ed eravamo ubriachi. Ricordo mio padre che guardava allegro la prosperosa e giovane assistente del Maestro. Io intanto pensavo alle peonie, agli asparagi, ai limoni di Manet, ai vasi di fiori di Morandi, ai fiori colorati di Warhol. La testa leggera, tra le nuvole.
Dopo qualche anno io e il pittore ci siamo rincontrati in occasione dello strano funerale di mio padre. Eravamo a Istanbul, in un ristorante. Gli chiesi cosa stesse dipingendo, lui mi rispose che gli interessavano le miniature medioevali e che stava iniziando a dipingere figure piatte, a due dimensioni. Lo affascinava il pensiero di dipingere rifiutando consapevolmente la terza dimensione. Ricordo che gli dissi che la sua idea non mi piaceva, che mi sembrava da integralista religioso. Gli dissi che nella storia dell'arte la raffigurazione della terza dimensione è stata una conquista dell’uomo che finalmente conosce se stesso e può far a meno di Dio. Ero arrabbiata. Mio padre era in un cimitero, sottoterra, in una bara di legno e gli avevano pure fatto il funerale religioso. Ricordo che il pittore rimase perplesso e che parlò poco. Non ci siamo mai più rivisti.