Mamma, papà, due figli e un
nipotino di cinque anni sono a tavola. Quando la femmina diabolica prende la
parola tutto ha inizio.
“Mamma, oggi una mia compagna
mi ha detto che se dico la parola “schifo” offendo Dio”.
La mamma atea drizza le antenne, capta la parola
chiave: “Dio”, “Dio”, “Dio”, va in allarme e prontamente interviene: “È una sciocchezza. Non usare la parola “schifo” perché
non è una bella parola e basta, soprattutto se la riferisci al cibo o alle
persone. Dio non c’entra niente”.
Il nipotino la guarda attento, e dice: “Ma, zia, Dio sente tutto e vede tutto, perché ha occhi
dappertutto, sparsi su tutto il corpo. Qua, qua, qua e qua “, e indica con il
ditino diversi punti del proprio corpo, poi continua: ”Dio ha occhi dappertutto
e questi occhi sono rossi”.
“Accipicchia! e sono belli
gli occhi rossi?” chiede il papà incuriosito dalla piega che sta prendendo la
conversazione. “Sì, sì… il rosso è il mio colore preferito”, ma non sembra convintissimo.
Poi la mamma chiede al figlio di dieci anni che ha
deciso di essere ateo pure lui - anche se la mamma vorrebbe fargli capire che i
bambini non possono essere atei ma ha scarsissime argomentazioni in proposito - “F., per te come è Dio?”
“Mah, per me Dio indossa una
tunica bianca, ha i capelli neri e la barba nera, a punta. Insomma, hai
presente Zeus? Ecco esattamente come lui”. E ride sotto i baffi che non ha.
“Per me, invece, è come papà
ma ha la pelle azzurra”, interviene la femmina diabolica. “Pelle azzurra!?”,
esclamano in coro mamma, papà, fratello e nipote. “Sì, così quando si va con l’aereo sopra le nuvole non lo
si può vedere”.
Ricapitoliamo: pelle azzurra
per mimetizzarsi, occhi rossi sparsi per tutto il corpo per vedere ovunque, barba a punta e nera per omaggiare la classicità…
e se avessero ragione?
Sembra dragon ball!
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